07/02/2012
Un prematuro naturale. Di Elisa Dedè

Oggi è arrivato il mio fratellino.
Si chiama Samuel ed è molto piccino.
Mentre son seduto sopra al mio vasino
lui fa la pipì dentro al suo pannolino.
Quando ho fame, mi mangio un panino,
ma lui non ha i denti, beve solo il lattino.
Io parlo rido e canto,
lui piange e ride tanto tanto!
"Mamma dove sei andata…….stavamo giocando!"
"Samuel ha il mal di pancia e lo sto cullando"
Se sul divano io salto in alto fino a volare,
il papà mi dice "fermo gli puoi far male"
allora guardo la televisione,
ma lui mi disturba in continuazione.
Oggi Samuel è tornato all'ospedale,
èh già, un pò mi manca, non era tanto male!
Quando l'ho rivisto gli ho detto "stai qui con me"
"questo è il posto più bello che c'è!"
Ha tante cose da imparare
ed io lo posso accompagnare,
dai usciamo in cortile e cominciamo a giocare!
Mentre portavo in grembo il mio secondogenito ostentavo una gran sicurezza, ero giunta al quinto mese senza nessun problema ed avevo appena concordato con Stefania, la mia ostetrica (ormai amica) un parto in casa con lotus birth.
Ci tenevo molto, l'avrei voluto anche col mio primo figlio, ma quando ero giunta all'ospedale ormai pronta all'espulsione, suscitai solo grandi sorrisi sarcastici chiedendo di lasciare la placenta attaccata al piccolino. Ebbi la fortuna di avere Stefania al mio fianco che lasciò il cordone attaccato a Gabry finchè non smise di pulsare.
Ero certa, con Samuel sarebbe stato un parto perfetto, del resto il primo era andato benissimo ed io conducevo uno stile di vita sano e naturale……ed ecco che una mattina come tante, mi svegliai con lo slip bagnato!
Da lì cominciò tutta una nuova storia, che mi avrebbe cambiato profondamente nel modo si pensare ed approciare al mondo.
Diagnosi: sospetta PROM: fui spedita subito in un ospedale più grande di quello vicino a casa mia e nel trasporto in ambulanza, l'ostetrica accanto a me raccontò il suo parto in casa mentre io cominciai a pensare "perché mi sta succedendo tutto questo? cosa mi sta chiedendo il piccolo Samuel?"
Immaginavo comunque di essere al sicuro, quell'ospedale era famoso per la ricerca, era all'avanguardia, ma anche lì mi sbagliavo, il personale certo, era preparato, ma il rapporto umano che intercorreva tra paziente e medico… era nullo! Trovai un muro divisorio tra ogni ruolo, tutti presi dai protocolli, dai numeri, dal "noi siamo i primi a fare…"
Mi venne detto di non muovermi; dovevo rimanere ferma in un letto e chiamare per la "padella", ma nessuno mi spiegava quale fosse la mia reale situazione. Solo un infermiera tirocinante si lasciò scappare che per loro la 23° settimana di gestazione era considerata aborto, mentre la 24° era parto!
Il giorno del ricovero l'avevo trascorso con tante persone attorno a me ed ad ogni cambio si passavano la rotella di cartone che determina le settimane di gravidanza, la sentenza finale me la diede un dottore, calcolando col suo iphone 23+6 (ero a metà tra un aborto ed un parto).
Per lo più venivo guardata da tutti con un espressione che sembrava dire: "poverina non ha capito com'è grave la sua situazione" semplicemente perché in tutto il tempo che rimasi in quel posto fui sempre calma e sorridente!
Del resto stavo bene ed avevo fiducia delle mie sensazioni, spesso meditavo visualizzando il mio bimbo nell'acqua.
Decisi entro pochi giorni che me ne dovevo andare, mio figlio a casa non mi poteva vedere per la troppa lontananza, di notte non potevo dormire (avevo in camera mamme ed i loro neonati portati avanti ed indietro dal nido in base agli orari dell'ospedale), non condividevo nulla dei loro metodi a livello umano e così dopo 10 giorni fui trasferita.
Il nuovo ospedale era decisamente meglio.
Avendo forato il sacco chiedevo incessantemente a chiunque se si fosse potuto richiudere, ma la risposta fu sempre la stessa: NO!
Solo due persone al di fuori delle strutture ospedaliere mi dissero di SI: Stefania e Donatella la pediatra omeopatica di mio figlio!
Risultato: dopo pochi giorni di permanenza nel nuovo ospedale, fui dimessa perché il sacco si era richiuso!
Trascorsi 20 giorni di gioia a casa con mio figlio, mio marito, la mia gatta e tutte le persone che passavano a salutarmi, ma la sensazione che mi portavo dentro era quella di partorire entro poco.
Così una notte persi le acque parzialmente, corsi in ospedale e dopo due giorni cominciò un'emorragia che non si fermò più.
Mi aiutarono i fiori australiani (che stavo studiando), l'ora prima di subire il cesareo cominciai a prendere le gocce ogni 10 minuti, questo mi permise di mantenere una grande lucidità e calma (faceva sicuramente bene al mio bimbo) nonostante fiumi di sangue continuassero ad uscire. Non provai mai il terrore, ma una paura che riuscii a controllare senza problemi.
Ricordo che durante il cesareo chiesi anche di lasciare il cordone attaccato per un po' a Samuel ed ho ancora chiara l'espressione stupita dell'anestesista che mi rispose…"è meglio di no".
Scoprii poi che il mio piccolino aveva il doppio giro di cordone stretto attorno al collo ed avevo avuto un distacco di placenta!
Samuel pianse subito e mi dissero: "pesa 1,375 kg, ma sta bene"…gli ormoni della felicità mi pervasero e cominciai a mandare sms a tutti. Poco dopo tutto cambiò e per 2 mesi vissi il periodo più inteso di tutta la mia vita.
Certo di avvenimenti se ne sono susseguiti molti, ma quello che ha sempre reso forte il mio bambino sono state la forza e la serenità dei suoi genitori, la bravura dei medici, e di nuovo i fiori australiani; non a caso chiamiamo Samuel "figlio dei fiori".
Tornati dall'ospedale, senza nessun timore abbiamo deciso di convertire ogni tipo di cura che ci avevano prescritto, nella versione naturale.
Io sono stata l'unica mamma (tra tutte quelle che ho conosciuto) ad esser riuscita ad allattare un prematuro…fino al 6° mese, proseguendo poi fino al 10° mese con l'aiuto dell'artificiale. non sicuramente perché sono la più brava, ma semplicemente ho avuto delle persone speciali attorno a me (Stefania e Donatella) che mi hanno sostenuta ed informata; è questo che manca fuori dall'ospedale: il sostegno di persone preparate che aiutino le mamme ad allattare, invece di consigliare il latte artificiale al primo inghippo!
Non pensate che sia stato tutto facile anzi, direi proprio il contrario, ho passato i primi 5 mesi seguendo il mio piccolo ad ogni ora (immersa tra farmaci omeopatici sondini e tira latte) e con un altro figlio a casa di 2 anni 1/2 sempre alla ricerca d'attenzioni!.
Ora Samuel sta benissimo, ha ricevuto uno svezzamento al naturale, non ha mai preso antibiotici ed è un bimbo felice e sereno.
Quando arriva un figlio ci si focalizza su tante piccolezze che sembrano agli occhi dei genitori novelli giganti insormontabili. Questa esperienza ha cambiato me e la mia famiglia, ci ha uniti e resi consapevoli di quanto le piccole cose quotidiane siano importanti e belle, le difficoltà continueranno ad esistere, ma lo spirito che ci porterà ad affrontarle sarà diverso.
E' proprio vero: nulla avviene per caso, anche per questo ho deciso di scrivere un libricino in modo da spiegare ciò che mi è successo attraverso gli occhi di un bambino (Gabry) sperando di poter aiutare altre mamme con esperienze simili alla mia.
Grazie Elisa per la Tua testimonianza, per chi volesse leggere IL MONDO DEGLI ZUCCHERINI, il libretto di cui parla, lo trova pubblicato sotto forma di e-book gratuito su http://www.bimbonaturale.org/node/529
Per contattare Elisa: elisa.dede74(chiocciola)gmail.com
13:00 Scritto da: mammaserena in gravidanza e puerperio, salute e benessere | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | OKNOtizie |
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Commenti
ciao...io ho vissuto questa esperienza col mio primo figlio...ero arrivata a 31 settimane,certo non c'è paragone con te!e nemmeno mi azzardo perchè credo che ogni situazione sia diversa...io ricordo un dolore forte e un senso di incomputezza..ricoro quell'essere così piccino e così forte da spiazzare ogni mio pensiero!
oggi ha 3 anni...è sano bello e vivace..però io porto ancora dentro il dolore di quei giorni,un abbraccio
Scritto da: makecavolodinik | 09/02/2012
E' stato scoperto che il rifiuto ad accettare le sofferenze spesso può creare delle condizioni nevrotiche, mentre la generosa accettazione di una sofferenza inevitabile, produce illuminazione , crescita interiore e realizzazione.
Secondo me è importante non portarsi dentro il dolore di quei giorni, certo l'esperienza mi ha reso più sensibile, ma anche più forte grazie (nel mio caso) ad i fiori di Bach ed australiani; ti consiglio di cercare un aiuto per metabolizzare quel dolore (non eliminarlo) così che si possa renderti più forte.
Se hai bisogno di consigli su che fiori prendere scrivimi pure.
Un abbraccio, Elisa
Scritto da: Elisa | 04/04/2012
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