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Problema siccità ed etica dei consumi

Vegetarian-vegetarians-loveus2.gifRicevo da Società Vegetariana  e non posso che diffondere:

Ecco come una parte della umanità sta determinando la povertà e la morte reale di miliardi di persone.

In data odierna (14 Agosto 2012) Repubblica ha pubblicato due articoli

http://www.repubblica.it/esteri/2012/08/14/news/la_siccit_brucia_frumento_mais_e_soia_nel_mondo_torna_l_allarme_prezzi-40915358/?ref=HRER1-1

 

http://www.repubblica.it/ambiente/2012/08/14/news/coldiretti-40931430/?ref=HREC1-1

 

Si evidenzia che:

– un terzo della produzione di cereali (che adesso vengono a mancare) è utilizzato per gli allevamenti intensivi(=per produrre carne per noi)
– il crollo dei raccolti USA è del 13% per il mais e del 12% per la soia, usati per alimentare gli animali destinati alla produzione di latte e carne.

 

Nonostante questo, non viene in mente che per evitare questo assassinio che in questo istante si sta compiendo (non si tratta solo di povertà ma di concreta impossibilità di vivere, non potendo mangiare) basterebbe considerare quanto fonti autorevoli hanno più volte sostenuto Se i cereali fossero destinati ad uso umano si potrebbe sfamare DA SUBITO una popolazione 10 volte superiore a quella attuale

Tra i tanti a dirlo, c’è Rajendra Pachauri, premio Nobel per la Pace (2007) e presidente dell’IPCC (gruppo intergovernativo, Agenzia dell’Onu che si occupa di valutare i dati sui cambiamenti climatici)

Ecco il link:

http://www.societavegetariana.org/site/modules/news/article.php?storyid=297

 

Ed ecco cosa dicono altri scienziati, ricercatori:

La bistecca che distrugge il pianeta

http://www.societavegetariana.org/site/modules/news/article.php?storyid=131

 

4mila litri d’acqua a bistecca, gli sprechi che non vediamo (Earth Overshoot Day)

http://www.societavegetariana.org/site/modules/news/article.php?storyid=307

 

Probabilmente ci si rende conto di un eccidio solo quando si legge che è accaduto, nei libri di storia.

COSA E’ L’EARTH OVERSHOOT DAY

Da ottobre 2011, secondo i calcoli del Global Footprint Network, saremo anche quest’anno in debito con il pianeta Terra. Avremo superato infatti il budget di risorse naturali a nostra disposizione per l’anno solare in corso.

La conseguenza? Inizieremo di nuovo a impoverire le riserve naturali e ad accumulare CO2 nell’atmosfera aumentando il deficit ecologico già esistente.

L’Earth Overshoot Day (calcolato dal Global Footprint Network su un’idea del NEF – New Economics Foundation, una fondazione inglese) si basa sul concetto di impronta ecologica e sovraconsumo ecologico.

L’impronta ecologica misura quanta area produttiva (terra e mare) è necessaria ad una popolazione
per produrre ciò che consuma e per assorbire i rifiuti che emette.
Il sovraconsumo ecologico si instaura quando la domanda di risorse eccede la capacità rigenerativa della Terra e la produzione di rifiuti è superiore alla capacità della biosfera di assorbirli.

L’Earth Overshoot Day individua (ovviamente in maniera approssimativa) il giorno dell’anno in corso in cui l’umanità entra in questo sovraconsumo ecologico ed inizia ad intaccare il “capitale” delle risorse naturali del pianeta (avendo esaurito il “reddito” di cui poteva disporre) oppure aumenta l’inquinamento ambientale.

Poiché l’Overshoot day ricorre in anticipo anno dopo anno il Global Footprint Network afferma che perseverando nell’andamento corrente, prima della metà del secolo avremmo bisogno di 2 pianeti per continuare a soddisfare la nostra domanda (spesso di beni superflui).

Sarebbe urgente chiedersi se:
– non sarebbe il caso che ci rendessimo infine responsabili dei nostri stili di vita;
– non sarebbe infine ora di considerare i nostri doveri nei confronti delle generazioni future.

I bambini devono stare legati nel seggiolino quando vanno in auto!

Sembrerebbe banale e scontato ma, da una recente indagine su 7 città italiane, solo il 40% dei bambini viaggia in auto secondo le normative di sicurezza. Solo il 40%!

Ogni anno ci sono più di 10.000 bambini coinvolti in incidenti stradali, tra i 130 e i 150 i morti all’anno a causa di incidenti stradali. Gli incidenti stradali sono la prima causa di mortalità tra i bambini da 5 a 14 anni.

Vediamo qual è la normativa:

Nel primo anno di vita, fino a circa 9 Kg di peso, il lattante deve viaggiare nell’ovetto (classe 0 o 0+) posizionato contro il senso di marcia, meglio sui sedili posteriorima anche nel sedile anteriore solo se si è bloccata la funzione dell’airbag.

Da 9 a 18 Kg, fino a circa 4 anni, i bimbi devono viaggiare su seggiolino (classe 1) ancorato sui sedili posteriori, rivolto nel senso di marcia.

Dai 18 ai 36 Kg e fino a quando l’altezza del bambino è inferiore a 150 cm occorre usare gli adattatori (ovvero piccoli sedili o rialzi) che tengono alto il bambino per permettergli di allacciare correttamente le cinture di sicurezza. Il bambino deve sempre sedersi sui sedili posteriori.

Il codice della strada prevede sanzioni fino a 300 euro, con la decurtazione di 5 punti sulla patente, per i genitori che viaggiano con i bambini non opportunamente sistemati in auto.

L’importante è far abituare il bambino il prima possibile al seggiolino dell’auto: i piccoli abituati fin dalla nascita a stare legati nel seggiolino ci staranno anche quando saranno più grandicelli.

E’ pero’ la fascia sopra i 4 anni quella più a rischio, perche’ mentre i genitori tendono ad usare i sistemi di sicurezza con i bambini molto piccoli, con il crescere dell’età l’uso del seggiolino diviene meno frequente. Ma ricordiamo che anche il breve tragittto da casa a scuola può presentare seri rischi e che occorre abituare il bambino ad allacciarsi prima ancora di avviare l’auto.

Puoi leggere:

Lavorare con la natura del neonato

 

Libri consigliati:

Sicurezza di casa mia

I feromoni dello stress

crying-baby-natural-high-300x199.jpgConosciamo ormai bene i feromoni dell’amore e dell’attrazione, meno si parla dei feromoni dell’allarme: i feromoni sono sostanze prodotte dalle ghiandole sebaceee sudoripare percepite per via olfattiva e in parte gustativa a livello subconscio. I feromoni dell’allarme vengono prodotti in dosi elevate ogni volta che ci sentiamo sotto stress (a causa del lavoro, delle incombenze o dei rapporti interpersonali).

L’odore di stress viene percepito dalle persone che abbiamo intorno, soprattutto dai bambini, che a loro volta sentono che c’è allarme: i nostri bambini diventano inquieti, si agitano, piangono, sono irritabili.

Teniamolo presente quando non riusciamo ad addormentarli, o quando ce ne combinano una dopo l’altra: il lavoro personale sul nostro benessere e rilassamento come adulti è antecedente a qualsiasi lavoro o trattamento da fare sui bambini.

UN’IDEA PER LAVARE L’ANSIA

Una soluzione semplice per migliorare l’atmosfera casalinga è farsi una bella doccia per lavare via l’odore dello stress. L’uso di oli essenziali nel diffusore o nel bagno aiuta moltissimo, per rasserenare i bimbi sono particolarmente indicati quelli di melissa, lavanda e valeriana.

Acquista i nostri oli essenziali su www.bimbonaturale.it

Gufo Anacleto. Il nido-famiglia di Sonia Oliva

... bambini ascoltate vi svelo un segreto me l'ha sussurrato il gufo Anacleto: son come fratelli i boschi del mondo che fanno insieme un gran girotondo. Un bosco è solenne l'altro è leggero o vecchio saggio, ma per davvero; gioca la luce coi rami e le fronde  o il raggio di sole un po’ si nasconde; alberi antichi e senza paura affidan radici alla zolla scura,  così cielo e terra si danno la mano si sfioran lievi, non son più lontano...Sono Sonia una madre di due figli che hanno rispettivamente 16 e 8 anni.

Come madre ho sempre cercato di mettermi in ascolto, sia durante la gravidanza, attraverso i cambiamenti ( nn solo fisici) che i miei figli mi stavano trasmettendo, e anche dopo, la loro nascita.

Alberto Riccardo, il grande mi ha portato a un cambiamento radicale sull’alimentazione (vegetariana), sul tipo di vita che da lì a poco stavo per compiere. Dopo un anno dalla sua nascita,ho deciso d’iscrivermi al corso di pedagogia steineriana di due anni. Il mio mondo da quel momento cambia rotta e incomincio ad interessarmi di più dell’universo bambino, grazie agli strumenti che il corso mi stava donando.

Ho capito e imparato una grande lezione di vita, cioè, i bambini sono i nostri veri maestri e se educati nel rispetto e nella libertà sin da piccoli, avremo un futuro migliore.
Imparare a seguire i bambini attraverso i tre settenni e sviluppando così il volere, il sentire e il pensare, seguendo le loro tappe evolutive mi riempie di Gioia.

 

La fatica c’è sempre, ma la consapevolezza di quello che stai portando ad un altro essere in divenire, è Meraviglioso.

Con la nascita di Beniamino,la vita è cambiata di nuovo. Il cucciolo di casa, ha donato alla sua mamma, oltre alla sua salute precaria, anche l’esigenza di stare nell'”equilibrio” che per carattere fatico ad avere.

Così per stare più vicino alla scuola steineriana e cercando di aprire un centro socio-pedagogico, mi sono trasferita a milano, dopo 13 anni di provincia.

Arrivata a Milano, ho aperto in casa mia un nido famiglia. Ogni giorno devo confrontarmi con mamme, nonne e bimbi diversi, con educazione diverse.

Il mio motto è: RITMO,RITMO, e ancora RITMO.

I bambini nn hanno bisogno di grandi stimoli, mia nonna diceva:”ogni età ha il suo gradino!”.

Per concludere vi dico osservate a ascoltate  i vostri bimbi, ci guadagnerete voi, loro e il mondo intero.

Sonia Oliva

 www.gufoanacleto.com

Ritirato dal commercio il Nopron

nopron-sciroppo-150x150.jpgAncora allarme per i farmaci somministrati ai bambini con troppa leggerezza.

 Parliamo del Nopron, di cui già si conoscevano gli effetti collaterali, come una maggiore eccitazione dopo la sospensione del trattamento, sonnolenza durante il giorno e problemi a livello muscolare.

Dal 2 gennaio 2012 il Nopron viene ritirato dal commercio. Possibile che ci voglia così tanto tempo a capire che tanti farmaci e psicofarmaci somministrati ai bambini abbiano dei gravi effetti collaterali?

Si pensi che secondo uno studio del “Mario Negri” pubblicato su una prestigiosa rivista scientifica si legge che sono oltre 50mila i bambini italiani che già oggi assumono psicofarmaci.

Le eccessive e numerose prescrizioni di psicofarmaci ai bambini sono conseguenza di diagnosi affrettate e non sempre corrette da parte di medici di medicina generale e da pediatri ma sono anche seguito di diagnosi formulate da neuropsichiatri infantili e psichiatri adolescenziali, che ritengono che alla base del disturbo dei bambini ci sia un fattore biologico curabile solo con i farmaci.

Genitori, ribellatevi quando vi propongono uno psicofarfaco per vostro figlio, non c’e’ problema che non possa essere risolto con una sana pedagogia.

A ogni bimbo il suo animale

Essere umano e animale sono fatti per condividere un pezzo di strada.

Anche secondo gli studi un animale in casa rende la vita più gioiosa e secondo gli psicologi tutti possiamo beneficiare del rapporto con gli animali, migliorando la propria salute psicofisica, se siamo disposti ad imparare da loro, accettando le differenze, il confronto, ma anche le somiglianze in uno spirito di curiosità e rispetto reciproco.

Attenzione, però! L’animale non è un passatempo per i nostri bambini, i principi per una accoglienza e convivenza sana sono questi:

1- RESPONSABILITA’

L’animale è una meraviglia donataci dal creato, tutti i rapporti che nascano per un motivo diverso dall’amore e dall’affetto sono sconsigliati.

2- EQUILIBRIO

L’animale è un animale ed ha le sue esigenze e la sua capacità di relazionarsi con noi. Ma siamo noi a sapere fin dove può arrivare e a sapere che non possiamo chiedergli di adempiere a funzioni non previste per la sua specie.

3- ADEGUATEZZA

Prima di accogliere un animale dobbiamo essere sicuri di poter provvedere, economicamente, emotivamente e praticamente alle sue esigenze.

4- CONSAPEVOLEZZA

Riconoscere la natura della relazione tra noi e l’animale richiede un profondo impegno: un animale agisce in modo diverso e ha esigenze diverse dalle nostre.

 

Se siamo in grado di rispettare queste semplici ma importanti “regole” siamo pronti a entrare in un mondo nuovo e di eccezionale crescita per noi e i nostri bambini.

Ma quale animale scegliere? Non tutti gli animali sono adatti a tutti! E ad alcune persone sono più consigliati certi animali rispetto ad altri. Vediamo alcuni tra gli animali più comuni, le loro esigenze e a chi sono consigliati:

IL CANE

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Non per niente si dice che il cane sia il miglior amico dell’uomo: chiunque abbia avuto un cane sa dell’enorme affetto che nasce tra famiglia e amico a quattro zampe. Il cane diventa parte integrante della famiglia e si dona come solo lui sa fare.  la relazione tra uomo e cane è davvero unica, in gergo di parla di ibridazione: l’uomo deve capire di cosa ha bisogno il cane e adattarsi alle sue esigenze (per es. quella di avere un punto di riferimento, un “capobranco”), il cane impara a conoscere l’uomo e ricambia in modo assoluto: le carezze, le emozioni, chi ha un cane sa che può sentirsi accudito da lui forse più di quanto lui richieda da noi.

A CHI E’ ADATTO: la relazione col cane nasce da una propensione dell’essere umano a diventare capobranco, a guidare. Non si prende un cane a un bimbo piccolo se non si è in grado di offrirgli questo. Il cane ha bisogno di sapere che il padrone sappia cosa vuole e come ottenerlo. E’ adatto a una personalità per equilibrata, sicura di sé, capace di farsi valere ma con molta attenzione e rispetto. Allora il cane può diventare uno splendido compagno di giochi per i nostri bambini. 

Gli studi confermano poi la sua funzione protettiva contro le allergie: http://bimbonaturale.myblog.it/archive/2010/10/15/temp-8f687194ba6a51c8b264a210e465bc11.html 

IL GATTO

La relazione col gatto è di tutt’altra natura, a volte un po’ ambigua. Il gatto attira per la sua bellezza, la sua eleganza, la sua regalità… ma a volte lascia perplessi per la sua imprevedibilità. La natura del gatto è quella di predatore, e nei suoi giochi dovremmo ricordarci di dargliene possibilità,  ma poi improvvisamente è capace di venire a farsi accarezzare con quelle fusa così sonore! La vita col gatto presuppone la capacità di offrire il nostro calore e attenzione, ma anche di sapere rispettare quei momenti in cui vuole stare da solo. Per un bimbo è più semplice relazionarsi con un gatto, che è capace di “difendersi” e di prendersi i suoi spazi.

Secondo le ultime ricerche la presenza di un gatto in casa, in un rapporto di reciproco amore e rispetto, fa scendere i livelli di stress e in alcuni casi la pressione sanguigna e il colesterolo. http://bimbonaturale.myblog.it/archive/2010/02/02/un-animale-in-casa-e-cala-il-rischio-infarto.html

A CHI E’ ADATTO: il gatto permette di apprendere una modalità di relazione serena ed equilibrata. Si impara che è bello volersi bene e stare insieme, ma anche che è tanto più bello se a ognuno di noi è concesso di avere i propri spazi, fisici ed emotivi.

 

IL CONIGLIO

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Il coniglio è, in natura, una preda, difficile pensare  di fargli condividere lo spazio con un predatore, per es. un gatto. E’ possibile solo se entrambi possono godere di un ambiente dedicato solo a loro. Il coniglio ama stare in compagnia e gli piace godere di certe attenzioni: ha bisogno di un luogo riparato dove possa sentirsi sicuro ma anche di giochi, percorsi, etc. che lo stimolano e gli permettono di vivere secondo la sua indole.

 

A CHI E’ ADATTO: il coniglio assomiglia tanto a un peluche e, rispetto a un cane o un gatto, necessita certamente di meno cure. La scelta cade spesso sul coniglio, puuttosto che su una cavia o un criceto, proprio per evitare impegno eccessivo. Per un bambino che è abbastanza grande per prendersi cura in autonomia di un animale domestico è senz’altro indicato, facendo sempre attenzione a garantirgli ciò di cui ha bisogno nel caso in cui il bambino se ne dimenticasse (ma è improbabile, spesso i bimbi quando si prendono un impegno sono molto più efficienti e responsabili di certi adulti!)

 

IL CAVALLO

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Il cavallo è eccezionale, non per niente forse l’animale più usato nella pet therapy. Con il cavallo si condivide tanto, grazie anche alla vicinanza fisica del cavaliere sulla groppa, si percepisce il respiro, il battito del cuore, le sensazioni… tra l’altro è uno dei pochi animali che è sempre stato usato nelle campagne per il lavoro, quindi ha un’utilità oggettiva, con i quali si è stabilito nel tempo un rapposto di affetto.

A CHI E’ ADATTO Il cavallo non è un passatempo, ma un impegno assoluto. Se si decide di acquistarne uno si deve sapere di doversi dedicare a lui ogni giorno. Diverso se si decide invece di praticare la pet therapy in un ambiente dedicato. Scegliere un cavallo implica un grande attaccamento al dovere, una grande capacità di impegno  a lungo e con costanza. Per stare bene con un cavallo e instaurare un rapporto unico occorre essere disposti a dedicargli tempo, attenzioni, fatica, strigliarlo, accudirlo, farlo passeggiare tutti i giorni. E’ una vera manna dal cielo per imparare la fedeltà, la complicità, una visione a lungo termine delle relazioni, cavallo e cavalier sfidano il mondo insieme: e l’autostima, dopo tutto questo impegno, ne esce vincente e salda.

 

E un’ultima considerazione: l’animale è una creatura che si dona a noi, prima di acquistarne o adottarne uno pensateci bene http://bimbonaturale.myblog.it/archive/2010/12/06/non-comprate-cuccioli-come-regalo.html

 

Libri consigliati:

Pet Therapy. Il potere di guarigione degli animali.

Pet Therapy. Gli animali che curano.

AsvaNara. Cavallo Uomo.

 

 

 

 

Gen 30, 2012 - educazione    No Comments

Iscrizioni a scuola: c’è tempo fino al 20 febbraio

BambiniScuola.jpgI moduli per iscrivere il bambino alla scuola d’infanzia, elementare e gradi successivi devono essere  compilati e consegnati, entro il 20 febbraio, all’istituto del proprio comune, che provvederà a inoltrarle.

Questo modulo di iscrizione serve quando si passa da una scuola a un’altra (per es. dalla scuola pubblica a un istituto privato o all’home schooling, oppure dalla scuola elementare alla scuola media) mentre è automatica da una classe all’altra. Per gli homeschooler, invece, il modulo deve essere presentato ogni anno.

Se invece i bambini frequentano un istituto comprensivo (che raggruppa cioè i tre ordini di scuola) l’iscrizione  da un ordine all’altro (es. dalle elementari alle medie) avviene automaticamente. Andrà dunque consegnato il modulo solo in caso decidiate di cambiare istituto.

Da quest’anno, poi, pare che le iscrizioni si possano fare anche online: il servizio, del ministero dell’Istruzione www.istruzione.it , si chiama “scuola in chiaro” e offre informazioni sulle varie scuola e istituti, per es. i docenti, il numero delle calssi, i laboratori, le palestre, etc… sperando che sia aggiornato!

 

il bisogno di sonno dei bambini

images.jpgNe abbiamo parlato tante volte, ora lo conferma anche un nuovo studio: i bambini che non fanno regolarmente il sonnellino pomeridiano diventano adulti scontrosi, umorali e spesso anche affetti da problemi mentali.

Lo studio, della University of Colorado Boulder (Usa), pubblicato sul ‘Journal of Sleep Research’ rivela che i bambini che perdono anche un solo un pisolino diventano più ansiosi e meno interessati al mondo che li circonda. Risultano inoltre anche meno eccitati dagli eventi felici e il minimo sforzo li rende stanchi. I ricercatori statunitensi dicono che questo accade perchè i sonnellini mancati influiscono sul modo in cui i piccoli esprimono sentimenti diversi. E a lungo termine, la mancanza di riposo può anche portare a problemi per tutta la vita legati all’umore, avvertono. La squadra di scienziati ha verificato tutto ciò studiando il sonno di un gruppo di bambini dai due ai tre anni. I piccoli indossavano un particolare dispositivo che misurava la quantità di sonno e i genitori hanno anche tenuto un registro dei riposini. 

Monique LeBourgeois e il suo team, studiando i bambini alle prese con un puzzle dopo un pisolino o dopo un pomeriggio di veglia, hanno concluso che il riposo giova molto all’umore dei piccoli, in questo caso regala una sensazione di felicità dopo aver completato il gioco. LeBourgeois commenta: «Molti bambini oggi non dormono a sufficienza e questo studio mostra che tutto ciò può plasmare negativamente lo sviluppo emotivo futuro dei bimbi. Proprio come una buona alimentazione, un sonno adeguato è un bisogno primario per i piccoli».


Libri utili:

Fai la nanna senza lacrime

Ninna nanna ninna oh

Il sonno del tuo bambino

Di notte con tuo figlio


Ricordarsi i nomi

maestra.jpgLo sappiamo: essere chiamati per nome ci permette di entrare in ascolto e di sentire che la persona che ci ha chiamato tiene a noi. 

Come educatori, insegnanti, maestre… sarebbe importante riuscire a ricordarci dei nomi dei bambini e dei genitori velocemente e senza indugi.

Ecco alcui consigli di Robert Dilts www.robertdilts.it per  ricordare sempre i nomi delle persone che incontri. 

Il processo di sviluppo di questa capacità si articola in 5 fasi principali:

1- Inizia con l’intenzione di voler conoscere davvero la persona in questione.

2-  Stabilisci un contatto visivo e ascolta realmente il nome. Poi visualizza il viso della persona e collega ad esso il nome. Per esempio, fotografa nella tua mente i suoi lineamenti, ascolta il nome e posiziona mentalmente una vera e propria etichetta che lo contenga scritto sulla sua fronte.

3 – Concentrati su una particolare caratteristica della persona, qualcosa che rappresenti come è davvero.

4 – Fai diversi tentativi con varie caratteristiche e scegli quella che trovi più attraente.

5 – Prova un’emozione rispetto alla persona, e usa il nome come associazione per le sue caratteristiche distintive.

Altre efficaci strategie sono quella di inventare un soprannome per le persone il cui nome non evoca niente (e risulta dunque difficile da memorizzare), e quella di associare la persona ad altre omonime con cui si ha già un rapporto importante, così da collocare il ricordo del nome nella memoria a lungo termine piuttosto che a breve termine.

Utilizzare questi strumenti è semplice e ti consente di iniziare ogni nuova relazione con il piede giusto.

QUANDO IL BEBE’ PIANGE

Neonato_che_piange.pngFinalmente a casa col nostro neonato, ci accorgiamo ben presto che il piccolo non solo mangia e dorme ma… a volte strilla anche!

MAMMA, SE IL TUO NEONATO PIANGE NON E’ PER COLPA TUA

Il pianto del neonato è fatto apposta per non lasciare indifferenti, ne va della sua sopravvivenza.

Osserviamo come il pianto sia la prima capacità relazionale del neonato. Il piccolo piange per farci capire che necessita della nostra assistenza, che ha fame, ha freddo, ha sonno… ma questo non significa che un neonato che piange manifesti sempre e solo un “bisogno”.

Secondo le statistiche, infatti, il neonato piange normalmente dai 60 ai 100 minuti al giorno durante le prime 3 settimane di vita. Nelle settimane successive il pianto può aumentare anche di 2-4 ore al giorno, decrescendo gradualmente dai 3 mesi di età. Le osservazioni sui neonati hanno permesso di stabilire che il pianto si manifesta solitamente nelle stesse ore del giorno senza che gli interventi esterni riescano a farlo diminuire in maniera significativa.

Di conseguenza si può considerare il pianto un vero e proprio “stato comportamentale” del bambino, così come lo sono la veglia e il sonno. Ci sono bambini che piangono meno e bambini che strillano di più, ma sappiamo che il pianto è assolutamente fisiologico.

Ci sono moltissimi motivi per cui un neonato piange ed è proprio questo fatto a rendere difficile l’interpretazione delle cause. Quello che sappiamo è che il pianto è il principale strumento di comunicazione di un neonato e che possiamo definire due diverse categorie di pianto:

1- PIANTO DI BISOGNO

In questo caso il neonato ci sta facendo presente che c’è qualcosa che non va. Può essere che il bisogno sia di tipo “fisico”, per es. fame, sonno, caldo, freddo, stanchezza, dolore, fastidio. Ma il bisogno può anche essere“emotivo”: paura, spavento, bisogno di rassicurazione, noia, rabbia.

2- PIANTO DI SFOGO

Non sempre al pianto del neonato corrisponde un’effettiva esigenza che non ha ancora trovato risposta. Può anche essere che il pianto del nostro neonato sia un modo per scaricare delle tensioni.

 

PIANGERE FA BENE!

Secondo una ricerca degli studiosi della University of South Florida, il pianto stimola alcune funzioni del nostro corpo e riequilibra la nostra salute psichica.

Pare infatti che piangere aumenti la sensibilità della pelle e che migliori la respirazione, entrambi indici di buona salute.

Tutte le ricerche ci confermano che piangere è necessario, aiuta a combattere lo stress, rilasciando nell’organismo gli ormoni del rilassamento.

 

NO, PICCOLINO, NON PIANGERE!

La prima reazione di un adulto al pianto è l’istinto interiore di farlo cessare. Quante volte diciamo: “no, non piangere!”.

Ma se non ci lasciamo sopraffare dalle nostre emozioni, possiamo guardarci interiormente per chiederci se ciò che ci mette a disagio è il pianto del nostro neonato oppure il pianto del nostro “bambino interiore”.

 

PICCOLO MIO, PIANGI PURE!

Gli studi sembrano confermare che il pianto non è sempre una “richiesta di aiuto” e, di conseguenza, se un neonato piange molto non significa che non abbia trovato risposta ai suoi bisogni. 

La mamma e il papà non devono perciò sentirsi sminuiti se il loro neonato piange, all’inizio alcuni tentativi potranno non funzionare, potremo sentirci sconsolati, ma col tempo il nostro intuito si affinerà.

L’aspetto più importante della gestione del pianto sta probabilmente nella capacità di DARE IL PERMESSO al nostro bambino di esprimersi, RISPETTARE il suo essere e ACCETTARE CHE TUTTI I NEONATI PIANGONO!

Quindi, invece che dire: “No, perché piangi? Non piangere tesoro mio.” Approcciamoci al nostro neonato con questo sentimento interiore: “Piccolo mio, c’è qualcosa che non va? Hai ragione, piangi pure. Io sono qua con te.”

Ricordiamoci che il bambino, soprattutto se molto nervoso, avrà bisogno di tempo per accettare quello che gli proponete, quindi aspettate almeno 5 minuti tra un’operazione e un’altra, altrimenti rischiate di renderlo ancora più agitato.

 

 

LA DURATA DEL PIANTO

Se la persona che si prende cura del bambino risponde in modo pronto e rapido alle necessità del neonato (entro 90 secondi), questi si calmerà molto in fretta (5 secondi).

Moltiplicando per 2 il tempo necessario a rispondere al neonato moltiplichiamo per 10 la durata del pianto! Perciò se ci mettiamo 6 minuti a capire cos’ha il bambino e ad intervenire in modo corretto, il neonato, nel momento in cui riceve ciò di cui ha bisogno, smetterà di piangere dopo più di 8 minuti.

Occorre dunque mantenere la calma e provare sempre una sola cosa per volta. Il bambino necessita di tempo per sfogarsi prima di poter accettare un nuovo intervento esterno.  

IMPORTANTE! Per evitare di sentire il bambino piangere potremmo essere tentati di intervenire “precocemente”, prima ancora che lui stesso abbia sentito che c’è qualcosa che non va. A lungo andare rischiamo però di non permettere al bambino di sentire quali sono i suoi reali bisogni, rendendolo completamente dipendente dall’intervento esterno. Vale la regola che, per sentire sollievo, occorre prima provare una necessità.

 

PERCHE’ PIANGE?

HA FAME Anche se il piccolo ha mangiato da poco, può essere che non abbia mangiato a sufficienza o che abbia necessità di essere consolato, offriamogli il seno. Può anche essere che la necessità sia soltanto di “succhiare” per autoconsolarsi, in questo caso possiamo offrire il ciuccio. Se il bambino si attacca e si stacca nervosamente, significa che non è la soluzione adatta, probabilmente ha bisogno di qualcos’altro.  

SI SENTE BAGNATO Soprattutto se usate i pannolini di stoffa, può essere che abbia bisogno di essere cambiato.

HA TROPPO CALDO O TROPPO FREDDO La stanza dove soggiorna il bambino non deve essere troppo calda né troppo fredda. Un neonato ha bisogno che la sua temperatura corporea venga mantenuta costante attraverso l’abbigliamento, che deve essere rigorosamente naturale. Controlla i piedini che dovrebbero essere sempre ben al caldo, se fa freddo posate una boule con acqua calda o un cuscino con noccioli riscaldabili nel forno. Nella stagione più fredda inutile alzare il termostato del riscaldamento, che renderebbe l’aria insalubre, meglio vestire il bambino con fibre naturali come la seta e la pura lana vergine che hanno la capacità di traspirare, mantenendo allo stesso tempo il corpo caldo e asciutto. La cuffietta di seta è perfetta per mantenere il calore del corpo, che viene perso per la maggior parte proprio dalla testa.

VUOLE COMPAGNIA Forse ha bisogno della tua presenza, vuole compagnia. Cullalo, dondolalo, cammina con lui in braccio.

HA MAL DI PANCIA Se il bambino manifesta dolore al pancino potete provare a tenerlo in braccio verticalmente, appoggiato alla vostra spalla, e battergli ritmicamente e energicamente sul culetto. Anche il “palleggio indiano” col bambino appoggiato prono sulle nostre ginocchia che “ballano” risulta essere calmante. Quando riteniamo che il bambino debba scaricare una tensione teniamolo in braccio facendogli appoggiare delicatamente i piedini sul tavolo, in caso di coliche addominali questa posizione è molto utile.

SI SENTE PERSO Il neonato proviene dall’utero, dove ha sperimentato il massimo del contenimento! Dopo la nascita ha bisogno di mantenere ritmi, abitudini e sensazioni conosciute. Possiamo utilizzare la fasciatura e il massaggio per contenere e rassicurare il nostro piccolo.

E’ STANCO Spesso si ritiene che intrattenere il bambino, portarlo a spasso, stimolarlo, insomma “stancarlo” sia un buon modo per farlo dormire a lungo. Il neonato in realtà non ha bisogno di “sfogarsi”, il lavoro di stare al mondo è già più che sufficiente. I bambini molto stimolati piangono decisamente di più dei bambini tenuti tranquilli, basti pensare a come, in una giornata in cui abbiamo parenti e conoscenti per casa, il bambino faccia fatica a trovare riposo. Il pianto in questi casi ha davvero il significato di “basta, non ne posso più”. Può sembrare che il bambino non abbia sonno, perché si distrae facilmente con giochini e luci, ricordiamoci però che un bambino piccolo non è in grado di stabilire che è, siamo noi a doverlo aiutare portandolo in un ambiente calmo e silenzioso permettendogli di sfogare col pianto la stanchezza prima di potersi addormentare.

MANIFESTA MALESSERE Spesso è qualcosa che a noi pare insignificante, un’etichetta che punge la pelle, una posizione scomoda, un movimento brusco. Ma può essere anche un raffreddore, un’otite, un’influenza. Verifichiamo la temperatura corporea e chiediamo conferma al pediatra.

 

 

QUANDO E’ CONSIGLIABILE RIVOLGERSI AL PEDIATRA DI FIDUCIA

Se un bambino piange forte, per lungo tempo, in momenti della giornata in cui è solitamente tranquillo e non c’è nulla che possa minimamente tranquillizzarlo potremo consultare il pediatra per individuare eventuali cause di fastidio o dolore.

 

 

 

I TIPI DI PIANTO

Se ci abituiamo ad ascoltare il pianto del nostro bambino potremo osservare caratteristiche e peculiarità:

§  il pianto “da fame” solitamente inizia con una bassa intensità per poi divenire più forte e ritmico.

§  il pianto “da dolore” è intenso e forte fin dall’inizio. Inconsolabile e prolungato nel tempo è seguito da un momento di silenzio per poi passare a singhiozzi alternati a brevi inspirazioni.

§  il pianto “da collera” assomiglia al pianto “da fame” ma con tonalità più bassa ed intensità costante.

Ogni bambino è comunque un mondo a sé e col passare dei mesi impareremo a comprendere meglio la corrispondenza tra tipo di pianto e motivazione.

 

NON CAPISCO PERCHE’ PIANGE!

Non è sempre così semplice stabilire perché il nostro neonato sta piangendo. Abbiamo visto che i bambini hanno a volte crisi di pianto senza che vi sia una vera e propria motivazione. Ecco come puoi affrontare questi momenti con serenità:

–      Cullalo. I neonati amano molto i movimenti ritmici. Potete farli “galoppare” sulle ginocchia o sollevarli e abbassarli ritmicamente. Si può dondolare il bambino tenendolo in braccio, su un’amaca oppure su un lenzuolino tenuto da una parte da mamma e dall’altra da papà. Il movimento energico e regolare aiuta il piccolo a calmarsi.

–      Canta che ti passa. A volte ce ne dimentichiamo ma le filastrocche e le ninne-nanne sono state tramandate fino a noi mica per niente! Spesso il canto aiuta a rilassare la mamma aiutandola a respirare ed agisce di conseguenza sul bambino. L’esperienza di molte mamme suggerisce che un suono regolare come una canzone a bassa voce, un “shhhh” ripetuto, anche il rumore di un aspirapolvere o di un phon hanno effetto calmante.

–      Tienilo stretto a te, pelle a pelle La pratica della marsupio-terapia è antica ma gli studi ne confermano ancora oggi l’efficacia: appoggia il piccolo al Tuo petto, il battito del tuo cuore e il calore della tua pelle lo tranquillizzano.

–      Rilassati Sappiamo di essere in buona compagnia e che tantissimi genitori provano o hanno provato le nostre difficoltà. Armiamoci di pazienza, sapendo che quando impareremo con l’esperienza a capire cosa il nostro bimbo vuole dirci tutto passerà (questo avviene in genere entro i 6 mesi di vita del bambino)

–      Tieni il ritmo Anche se all’inizio ci sembra difficile dare “un senso” alla nostra giornata col neonato, cerchiamo di tenere un piccolo diario su cui segnare i piccoli avvenimenti della giornata, come le poppate, il pianto, i cambi. Col tempo potremo notare un certo ritmo, che dovremo cercare di promuovere e garantire. Proponiamo quindi le attività della giornata, per esempio la passeggiata, il massaggio o il bagnetto, sempre negli stessi orari, questa ritmicità risulta al bimbo molto gradita.

–      Respira L’ansia di non sapere cosa fare si ripercuote a livello corporeo con tensione muscolare, agitazione e soprattutto col blocco del respiro! Allora concentriamoci sul nostro respiro: prima inspiriamo e riempiamo torace e poi addome. Tratteniamo qualche secondo e poi espiriamo con calma. Ripetiamo diverse volte finché ci sentiamo meglio. Spesso questo è il modo migliore per calmare i neonati, infatti finché restiamo concentrati sul sonno del bambino, lui si agita, appena noi ci lasciamo andare, respirando e scaricando la tensione, il bambino magicamente si tranquillizza e addormenta…

–      Tieni duro Se sei da sola in casa tieni duro e non cedere all’agitazione: il bambino percepisce il tuo nervosismo e le cose non riescono a risolversi. Ricorda di rispettare i suoi tempi e di proporre cose nuove con calma, aspettando la sua reazione.

–      Puoi piangere anche tu  Quante volte capita alle neomamme di piangere insieme ai loro bebé. Se ciò succede è buono e naturale, a volte basta solo questo per sentirsi meglio.

–      Chiedi aiuto Se senti di non farcela non sentirti in colpa, tutte le mamme del mondo hanno sempre avuto il sostegno delle donne più anziane e della comunità intorno a loro. Chiedi aiuto al tuo partner o a una persona di fiducia, spesso è sufficiente che il bambino venga tenuto da qualcun altro per calmarsi, è normale.  Spesso la situazione migliora se sappiamo che abbiamo una “scappatoia” o un’”uscita di emergenza”, per esempio possiamo chiamare il pediatra, andare al pronto soccorso o in farmacia. Cerchiamo allora di avere sempre a disposizione nei primi mesi una persona fidata che possiamo chiamare ad ogni ora e che eventualmente può venire a casa nostra in caso di “emergenze”, per esempio una nonna, una zia, una doula o una tata.

–      Sei capace! Tutte le mamme sono in grado di accudire il proprio bambino. Se ti senti insicura puoi frequentare gruppi di incontro o corsi genitore/bambino dove confrontarci con altre mamme, per sentire di non essere sola.

 

STA FACENDO I CAPRICCI?

Il neonato piange spesso in modo disperato anche per motivi che a noi adulti potrebbero sembrare banali. Questo può farci pensare che i suoi siano solo capricci. In realtà occorre sapere che il neonato, ben lungi dal volerci fare un dispetto, piange in questo modo perché vive completamente immerso nel presente. E il presente è lungo un’eternità: il bambino non può sapere che la sua fame tra 5 minuti sarà saziata o che la sua stanchezza, dopo il pisolino, sparirà. Per questo motivo occorre mantenere la calma e far ricorso a tutta la nostra pazienza.  Allo stesso modo  delle urla implacabili non devono subito farci pensare a qualcosa di grave. L’associazione tra bisogno provato e risposta dell’ambiente necessita di alcuni mesi per consolidarsi: un bambino abituato ad essere prontamente assistito dopo i primi 3 mesi di vita comincia a piangere meno.

 

 

CURIOSITA’ – ANCHE I NEONATI HANNO UN ACCENTO

Secondo uno studio condotto da Kathleen Wermke del Centro per lo sviluppo prevocale e dei disturbi dello sviluppo dell’Università di Würzburg, in Germania, l’apprendimento della lingua comincerebbe già nel “pancione” della mamma, così che i neonati nascono con quello che potremmo definire un “accento” peculiare della sua lingua materna, rilevabile ascoltando le particolari melodie dei loro pianti.

 

 

 

FASCIARE UN NEONATO

La tradizione della fasciatura, andata negli ultimi anni in disuso, è stata invece recentemente riabilitata da diverse ricerche (es. Gerard, Harris e Thach)

I benefici riscontrati vanno dalla diminuzione delle coliche gassose, alla facilitazione dell’addormentamento, alla maggiore calma, al maggior numero di ore di sonno.

Si può fasciare con lenzuolini di cotone o copertine avvolte strette intorno al bambino. Possiamo definire la fasciatura come un utero artificiale che avvolge il bambino anche dopo la nascita offrendogli ciò che già conosce e tranquillizzandolo. Ne risulta un buon metodo e un valido alleato per mamme e bimbi.

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IL MASSAGGIO

Fin da quando è nella pancia il feto sperimenta il contatto col corpo della madre.

Attraverso il tocco e il massaggio aiutiamo il nostro bambino a prendere consapevolezza del proprio corpo e a favorirne una nuova nascita: la nascita psicologica.

Il massaggio è un modo di “stare insieme” al proprio bambino, per accompagnarlo, proteggerlo, rilassarlo, dargli sollievo, comunicare, interagire, stimolarne la crescita e favorirne il benessere psico-fisico.

Non è necessario possedere una tecnica, le mamme hanno un vero e proprio istinto nel “toccare” i propri figli. A volte è sufficiente il solo appoggio delle mani calde sulla pelle. Si può massaggiare il bambino tutti i giorni, con olio di mandorle dolci spremuto a freddo, senza profumo né conservanti.

Esistono comunque in tutta Italia corsi di massaggio infantile rivolti alle mamme.

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Prodotti utili:

Cuscinetto scalda pancino per bebè per coliche e mal di pancia

Libri consigliati:

Così calmo il mio bambino

Un libro davvero completo, utile e illuminante per tutte le neomamme e non solo.

Il tuo bambino e il pianto

Da un autore di fama mondiale quale T. Berry Brazelton, di sicura utilità.

Il mio bebé non piange più

 Di Nessia Laniado, i cui libri sono sempre simpatici e semplici da leggere come se ci fosse un’amica che ci da consigli sensati con insieme una bella pacca sulla spalla, da leggere.

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