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Feb 12, 2012 - salute e benessere    No Comments

Chi sta a dieta deve stare attento anche al colore del piatto!

9998857-close-up-of-homemade-chocolate-cake-in-brown-ceramic-plate.jpgQuesta poi… secondo una ricerca condotta alla Cornell University di Ithaca, USA, il piatto dello stesso colore del cibo tenderebbe a far aumentare le porzioni vanificando la dieta.

La ricerca, pubblicata su Journal of Consumer  Research, è stata condotta su un gruppo di 50 persone, psservate mentre si servivano da soli durante un pasto. I ricercatori hanno fornito piatti di differenti colori, pesando le porzioni che ogni persona si era fatta da sé.

Parrebbe dunque che ci sia un’influenza tra il colore del piatto e l’abbondanza della porzione: se il piatto è dello stesso colore dell’alimento (es. una torta al cioccolato su piatto marrone o un piatto di spaghetti al pomodoro su piatto rosso) si tende a preparare una porzione più grande  rispetto a quando si usa un piatto di colore contrastante. In un piatto dello stesso colore le porzioni sembrano più piccole, col contrasto di colore le porzioni appaiono più grandi.

Teniamo presente anche questo se vogliamo stare attenti alla dieta!

Feb 12, 2012 - salute e benessere    1 Comment

La classica mela al giorno… aiuta anche a prevenire l’ictus

main-apples-1.jpgSecondo una ricerca condotta dall’Università di Wageningen e pubblicata su Stroke chi mangia spesso le mele riduce in modo significativo la possibilità di essere colpito da ictus.

Gli esperti hanno osservato per un periodo di 10 anni un gruppo di oltre 20.000 persone, uomini e donne, compreso tra i 20 e i 65 anni. Lo scopo era relazionare il consumo di frutta e verdura con le malattie che si manifestavano nel gruppo. 

La frutta è stata classificata per colore della polpa (bianca, arancione, rossa, verde…) e correlata allo stato di salute dei pazienti.

Il risultato?

I vegetali a polpa bianca, come mele, pere, cavoli, verze proteggono dall’ictus.  Basterebbe consumarne solo 25 grammi al giorno per veder diminuito del 9% il rischio di esseren colpiti.

Parto cesareo

pregnant_1450316c.jpgIn Italia 4 bambini su 10 (40% – soglia raccomandata dall’OMS 15% – ) nascono con taglio cesareo, come tutti sanno siamo una fra le nazioni in cui si effettua il più alto numero di questo tipo di parto.

Queste percentuali hanno spinto l’Osservatorio Nazionale per la Salute della Donna, in collaborazione con il Dipartimento di Salute Materno Infantile dell’OMS, a indagare sulle motivazioni che hanno spinto le mamme a scegliere questo tipo di parto.

I risultati dei questionari somministrati a 1000 donne tra i 20 e i 40 anni sembrano contraddire i dati ufficiali:

– 800 su 1000 intervistate hanno detto di preferire il parto naturale, per non perdere le prime ore di vita del bambino, allattare con più facilità, recupero più veloce, possibilità di avere altri parti in tempi rapidi, etc.)

– 200 su 1000 preferiscono il cesareo, per paura del dolore del parto naturale, senso di sicurezza per la salute del bambino e per se stesse.

“Nello scegliere il parto cesareo rispetto al naturale la donna è spesso inconsapevole dei rischi e delle controindicazioni che, quale atto chirurgico, esso comporta. Il taglio cesareo non è soltanto indice di una popolazione femminile che tende a partorire oltre i quarant’anni (con conseguenti difficoltà e complicanze fisiologiche) ma segnala una patologia di sistema che va controllata e corretta” sostiene Francesca Merzagora Dell’Osservatorio Nazionale per la Salute della Donna.

Secondo Enzo Ferrazzi, presidente della Società Lombarda di Ginecologia, “il parto chirurgico è associato a un aumento della mortalitù neonatale, complicanze respiratorie, riduazione dell’allattamento al seno e al doppio dei rischi nella gravidanza sucessiva”.

Dati che dovrebbero far riflettere chi pratica il cesareo per convenienza e per le donne che lo richiedono solo per paura.

Un prematuro naturale. Di Elisa Dedè

neonatal.jpg

Oggi è arrivato il mio fratellino.

Si chiama Samuel ed è molto piccino.

Mentre son seduto sopra al mio vasino

lui fa la pipì dentro al suo pannolino.

Quando ho fame, mi mangio un panino,

ma lui non ha i denti, beve solo il lattino.

 

Io parlo rido e canto,

lui piange e ride tanto tanto!

“Mamma dove sei andata…….stavamo giocando!”

“Samuel ha il mal di pancia e lo sto cullando”

Se sul divano io salto in alto fino a volare,

il papà mi dice “fermo gli puoi far male”

allora guardo la televisione,

ma lui mi disturba in continuazione.

 

Oggi Samuel è tornato all’ospedale,

èh già, un pò mi manca, non era tanto male!

Quando l’ho rivisto gli ho detto “stai qui con me”

“questo è il posto più bello che c’è!”

Ha tante cose da imparare

ed io lo posso accompagnare,

dai usciamo in cortile e cominciamo a giocare!

 

 

Mentre portavo in grembo il mio secondogenito ostentavo una gran sicurezza, ero giunta al quinto mese senza nessun problema ed avevo appena concordato con Stefania, la mia ostetrica (ormai amica) un parto in casa con lotus birth.

Ci tenevo molto, l’avrei voluto anche col mio primo figlio, ma quando ero giunta all’ospedale ormai pronta all’espulsione, suscitai solo grandi sorrisi sarcastici chiedendo di lasciare la placenta attaccata al piccolino. Ebbi la fortuna di avere Stefania al mio fianco che lasciò il cordone attaccato a Gabry finchè non smise di pulsare.

Ero certa, con Samuel sarebbe stato un parto perfetto, del resto il primo era andato benissimo ed io conducevo uno stile di vita sano e naturale……ed ecco che una mattina come tante, mi svegliai con lo slip bagnato!

Da lì cominciò tutta una nuova storia, che mi avrebbe cambiato profondamente nel modo si pensare ed approciare al mondo.

Diagnosi: sospetta PROM: fui spedita subito in un ospedale più grande di quello vicino a casa mia e nel trasporto in ambulanza, l’ostetrica accanto a me raccontò il suo parto in casa mentre io cominciai a pensare “perché mi sta succedendo tutto questo? cosa mi sta chiedendo il piccolo Samuel?”

Immaginavo comunque di essere al sicuro, quell’ospedale era famoso per la ricerca, era all’avanguardia, ma anche lì mi sbagliavo, il personale certo, era preparato, ma il rapporto umano che intercorreva tra paziente e medico… era nullo! Trovai un muro divisorio tra ogni ruolo, tutti presi dai protocolli, dai numeri, dal “noi siamo i primi a fare…”

Mi venne detto di non muovermi; dovevo rimanere ferma in un letto e chiamare per la “padella”, ma nessuno mi spiegava quale fosse la mia reale situazione. Solo un infermiera tirocinante si lasciò scappare che per loro la 23° settimana di gestazione era considerata aborto, mentre la 24° era parto!

Il giorno del ricovero l’avevo trascorso con tante persone attorno a me ed ad ogni cambio si passavano la rotella di cartone che determina le settimane di gravidanza, la sentenza finale me la diede un dottore, calcolando col suo iphone 23+6 (ero a metà tra un aborto ed un parto).

Per lo più venivo guardata da tutti con un espressione che sembrava dire: “poverina non ha capito com’è grave la sua situazione” semplicemente perché in tutto il tempo che rimasi in quel posto fui sempre calma e sorridente!

Del resto stavo bene ed avevo fiducia delle mie sensazioni, spesso meditavo visualizzando il mio bimbo nell’acqua.

Decisi entro pochi giorni che me ne dovevo andare, mio figlio a casa non mi poteva vedere per la troppa lontananza, di notte non potevo dormire (avevo in camera mamme ed i loro neonati portati avanti ed indietro dal nido in base agli orari dell’ospedale), non condividevo nulla dei loro metodi a livello umano e così dopo 10 giorni fui trasferita.

Il nuovo ospedale era decisamente meglio.

 

Avendo forato il sacco chiedevo incessantemente a chiunque se si fosse potuto richiudere, ma la risposta fu sempre la stessa: NO!

Solo due persone al di fuori delle strutture ospedaliere mi dissero di SI: Stefania e Donatella la pediatra omeopatica di mio figlio!

Risultato: dopo pochi giorni di permanenza nel nuovo ospedale, fui dimessa perché il sacco si era richiuso!

Trascorsi 20 giorni di gioia a casa con mio figlio, mio marito, la mia gatta e tutte le persone che passavano a salutarmi, ma la sensazione che mi portavo dentro era quella di partorire entro poco.

Così una notte persi le acque parzialmente, corsi in ospedale e dopo due giorni cominciò un’emorragia che non si fermò più.

Mi aiutarono i fiori australiani (che stavo studiando), l’ora prima di subire il cesareo cominciai a prendere le gocce ogni 10 minuti, questo mi permise di mantenere una grande lucidità e calma (faceva sicuramente bene al mio bimbo) nonostante fiumi di sangue continuassero ad uscire. Non provai mai il  terrore, ma una paura che riuscii a controllare senza problemi.

Ricordo che durante il cesareo chiesi anche di lasciare il cordone attaccato per un po’ a Samuel ed ho ancora chiara l’espressione stupita dell’anestesista che mi rispose…”è meglio di no”.

Scoprii poi che il mio piccolino aveva il doppio giro di cordone stretto attorno al collo ed avevo avuto un distacco di placenta!

Samuel pianse subito e mi dissero: “pesa 1,375 kg, ma sta bene”…gli ormoni della felicità mi pervasero e cominciai a mandare sms a tutti. Poco dopo tutto cambiò e per 2 mesi vissi il periodo più inteso di tutta la mia vita.

Certo di avvenimenti se ne sono susseguiti molti, ma quello che ha sempre reso forte il mio bambino sono state la forza e la serenità dei suoi genitori, la bravura dei medici, e di nuovo i fiori australiani; non a caso chiamiamo Samuel “figlio dei fiori”.

Tornati dall’ospedale, senza nessun timore abbiamo deciso di convertire ogni tipo di cura che ci avevano prescritto, nella versione naturale.

Io sono stata l’unica mamma (tra tutte quelle che ho conosciuto) ad esser riuscita ad allattare un prematuro…fino al 6° mese, proseguendo poi fino al 10° mese con l’aiuto dell’artificiale. non sicuramente perché sono la più brava, ma semplicemente ho avuto delle persone speciali attorno a me (Stefania e Donatella) che mi hanno sostenuta ed informata; è questo che manca fuori dall’ospedale: il sostegno di persone preparate che aiutino le mamme ad allattare, invece di consigliare il latte artificiale al primo inghippo!

Non pensate che sia stato tutto facile anzi, direi proprio il contrario, ho passato i primi 5 mesi seguendo il mio piccolo ad ogni ora (immersa tra farmaci omeopatici sondini e tira latte) e con un altro figlio a casa di 2 anni 1/2 sempre alla ricerca d’attenzioni!.

Ora Samuel sta benissimo, ha ricevuto uno svezzamento al naturale, non ha mai preso antibiotici ed è un bimbo felice e sereno.

Quando arriva un figlio ci si focalizza su tante piccolezze che sembrano agli occhi dei genitori novelli giganti insormontabili. Questa esperienza ha cambiato me e la mia famiglia, ci ha uniti e resi consapevoli di quanto le piccole cose quotidiane siano importanti e belle, le difficoltà continueranno ad esistere, ma lo spirito che ci porterà ad affrontarle sarà diverso.

E’ proprio vero: nulla avviene per caso, anche per questo ho deciso di scrivere un libricino in modo da spiegare ciò che mi è successo attraverso gli occhi di un bambino (Gabry) sperando di poter aiutare altre mamme con esperienze simili alla mia.

 

Grazie Elisa per la Tua testimonianza, per chi volesse leggere IL MONDO DEGLI ZUCCHERINI, il libretto di cui parla, lo trova pubblicato sotto forma di e-book gratuito su http://www.bimbonaturale.org/node/529

Per contattare Elisa: elisa.dede74(chiocciola)gmail.com

Le prove dell’efficacia dell’omeopatia

zulumike_homeopathy_sulphur.jpgSull’omeopatia tanto si e’ discusso, tanto si discute… ricordo ancora un medico pediatra che, al mio rifiuto di dare un antistaminico a mio figlio (che l’avrebbe reso piu’ tranquillo, causa sesta malattia) mi disse: “signora, sara’ mica una di quelle che si cura con l’omeopatia? Lo sanno tutti che è acqua fresca!”, mentre mi mostrava una pagina del Corriere Salute con scritto che l’omeopatia funziona solo per effetto placebo. Ebbene, non sono fanatica dell’omeopatia, la uso saltuariamente, ma sicuramente non stabilisco a priori che una cosa funziona o non funziona solo perche’ mi conviene. E di sicuro non do farmaci ai miei figli solo per farli stare più tranquilli.

Ho letto ultimamente questo studio pubblicato di Nuhn T, Lüdtke R, Geraedts M (2010). Placebo effect sizes in homeopathic compared to conventional drugs – a systematic review of randomised controlled trials. Homeopathy, 99: 76–82. dimostra come l’effetto placebo esista ma esiste per qualunque terapia, sia essa allopatica o omeopatica.

Però. i detrattori dell’omeopatia sostengono che “va bene l’effetto placebo c’è per tutti, però per l’omeopatia  non ci sono evidenze scientifiche di efficacia.”

A contraddire questa affermazione abbiamo oggi una pubblicazione di grande valore ed interesse “Omeopatia – Omotossicologia. Le prove scientifiche dell’efficacia. 5° edizione”. Nel volume sono riportati 113 lavori, i più significativi, condotti secondo metodologie sperimentali di qualità, pubblicati, tra gli altri, su 19 testate scientifiche internazionali indicizzate, che rispettano in modo rigoroso i criteri e le metodologie scientifiche attualmente imposte.

E se proprio qualcuno non fosse ancora convinto c’e’ anche il lavoro pubblicato a Giugno 2009 su Pulmonary Pharmacology and Therapeutics (“Low dose oral admnistration of cytokines for treatment of allergic asthma”), che ha dimostrato inequivocabilmente gli effetti biologici di bassi dosaggi omeopatici sul topo. Ora può essere che sui topi ci sia ancora l’effetto placebo 🙂 ma almeno abbiamo qualche informazione in più a favore dei rimedi omeopatici.

Leggi l’articolo in inglese

 

Libri utili:

Omeopatia. Curarsi senza medicine

Omeopatia per bambini

 

Non ci sono pericoli di parto prematuro se si hanno rapporti intimi nelle ultime settimane di gravidanza

pregnant-in-bed2.jpgLa conferma arriva da uno Studio dell’Università dell’Ohio, condotto su 93 donne giunte al termine della gravidaza. Il gruppo attivo sessualmente fino all’ultimo mese hanno partorito in media dopo la 39esima settimana, così come il gruppo che si asteneva da ogni rapporto.

Questo studio contrasta con i risultati di alcuni studi precedenti, che però pare non tenessero in considerazione eventuali infezioni vaginali, come Chlamydia e Mycoplasma, che sono tra le principali cause di un parto pretermine.

Il termine ha anche sfatato il luogo comune secondo cui le prostglandine (sostanze in grado di regolare la contrattilità uterina) contenute nello sperma siano in grado di innescare il travaglio: la quantità è talmente esigua da non riuscire a indurre contrazioni uterine.

Ritirato dal commercio il Nopron

nopron-sciroppo-150x150.jpgAncora allarme per i farmaci somministrati ai bambini con troppa leggerezza.

 Parliamo del Nopron, di cui già si conoscevano gli effetti collaterali, come una maggiore eccitazione dopo la sospensione del trattamento, sonnolenza durante il giorno e problemi a livello muscolare.

Dal 2 gennaio 2012 il Nopron viene ritirato dal commercio. Possibile che ci voglia così tanto tempo a capire che tanti farmaci e psicofarmaci somministrati ai bambini abbiano dei gravi effetti collaterali?

Si pensi che secondo uno studio del “Mario Negri” pubblicato su una prestigiosa rivista scientifica si legge che sono oltre 50mila i bambini italiani che già oggi assumono psicofarmaci.

Le eccessive e numerose prescrizioni di psicofarmaci ai bambini sono conseguenza di diagnosi affrettate e non sempre corrette da parte di medici di medicina generale e da pediatri ma sono anche seguito di diagnosi formulate da neuropsichiatri infantili e psichiatri adolescenziali, che ritengono che alla base del disturbo dei bambini ci sia un fattore biologico curabile solo con i farmaci.

Genitori, ribellatevi quando vi propongono uno psicofarfaco per vostro figlio, non c’e’ problema che non possa essere risolto con una sana pedagogia.

A ogni bimbo il suo animale

Essere umano e animale sono fatti per condividere un pezzo di strada.

Anche secondo gli studi un animale in casa rende la vita più gioiosa e secondo gli psicologi tutti possiamo beneficiare del rapporto con gli animali, migliorando la propria salute psicofisica, se siamo disposti ad imparare da loro, accettando le differenze, il confronto, ma anche le somiglianze in uno spirito di curiosità e rispetto reciproco.

Attenzione, però! L’animale non è un passatempo per i nostri bambini, i principi per una accoglienza e convivenza sana sono questi:

1- RESPONSABILITA’

L’animale è una meraviglia donataci dal creato, tutti i rapporti che nascano per un motivo diverso dall’amore e dall’affetto sono sconsigliati.

2- EQUILIBRIO

L’animale è un animale ed ha le sue esigenze e la sua capacità di relazionarsi con noi. Ma siamo noi a sapere fin dove può arrivare e a sapere che non possiamo chiedergli di adempiere a funzioni non previste per la sua specie.

3- ADEGUATEZZA

Prima di accogliere un animale dobbiamo essere sicuri di poter provvedere, economicamente, emotivamente e praticamente alle sue esigenze.

4- CONSAPEVOLEZZA

Riconoscere la natura della relazione tra noi e l’animale richiede un profondo impegno: un animale agisce in modo diverso e ha esigenze diverse dalle nostre.

 

Se siamo in grado di rispettare queste semplici ma importanti “regole” siamo pronti a entrare in un mondo nuovo e di eccezionale crescita per noi e i nostri bambini.

Ma quale animale scegliere? Non tutti gli animali sono adatti a tutti! E ad alcune persone sono più consigliati certi animali rispetto ad altri. Vediamo alcuni tra gli animali più comuni, le loro esigenze e a chi sono consigliati:

IL CANE

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Non per niente si dice che il cane sia il miglior amico dell’uomo: chiunque abbia avuto un cane sa dell’enorme affetto che nasce tra famiglia e amico a quattro zampe. Il cane diventa parte integrante della famiglia e si dona come solo lui sa fare.  la relazione tra uomo e cane è davvero unica, in gergo di parla di ibridazione: l’uomo deve capire di cosa ha bisogno il cane e adattarsi alle sue esigenze (per es. quella di avere un punto di riferimento, un “capobranco”), il cane impara a conoscere l’uomo e ricambia in modo assoluto: le carezze, le emozioni, chi ha un cane sa che può sentirsi accudito da lui forse più di quanto lui richieda da noi.

A CHI E’ ADATTO: la relazione col cane nasce da una propensione dell’essere umano a diventare capobranco, a guidare. Non si prende un cane a un bimbo piccolo se non si è in grado di offrirgli questo. Il cane ha bisogno di sapere che il padrone sappia cosa vuole e come ottenerlo. E’ adatto a una personalità per equilibrata, sicura di sé, capace di farsi valere ma con molta attenzione e rispetto. Allora il cane può diventare uno splendido compagno di giochi per i nostri bambini. 

Gli studi confermano poi la sua funzione protettiva contro le allergie: http://bimbonaturale.myblog.it/archive/2010/10/15/temp-8f687194ba6a51c8b264a210e465bc11.html 

IL GATTO

La relazione col gatto è di tutt’altra natura, a volte un po’ ambigua. Il gatto attira per la sua bellezza, la sua eleganza, la sua regalità… ma a volte lascia perplessi per la sua imprevedibilità. La natura del gatto è quella di predatore, e nei suoi giochi dovremmo ricordarci di dargliene possibilità,  ma poi improvvisamente è capace di venire a farsi accarezzare con quelle fusa così sonore! La vita col gatto presuppone la capacità di offrire il nostro calore e attenzione, ma anche di sapere rispettare quei momenti in cui vuole stare da solo. Per un bimbo è più semplice relazionarsi con un gatto, che è capace di “difendersi” e di prendersi i suoi spazi.

Secondo le ultime ricerche la presenza di un gatto in casa, in un rapporto di reciproco amore e rispetto, fa scendere i livelli di stress e in alcuni casi la pressione sanguigna e il colesterolo. http://bimbonaturale.myblog.it/archive/2010/02/02/un-animale-in-casa-e-cala-il-rischio-infarto.html

A CHI E’ ADATTO: il gatto permette di apprendere una modalità di relazione serena ed equilibrata. Si impara che è bello volersi bene e stare insieme, ma anche che è tanto più bello se a ognuno di noi è concesso di avere i propri spazi, fisici ed emotivi.

 

IL CONIGLIO

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Il coniglio è, in natura, una preda, difficile pensare  di fargli condividere lo spazio con un predatore, per es. un gatto. E’ possibile solo se entrambi possono godere di un ambiente dedicato solo a loro. Il coniglio ama stare in compagnia e gli piace godere di certe attenzioni: ha bisogno di un luogo riparato dove possa sentirsi sicuro ma anche di giochi, percorsi, etc. che lo stimolano e gli permettono di vivere secondo la sua indole.

 

A CHI E’ ADATTO: il coniglio assomiglia tanto a un peluche e, rispetto a un cane o un gatto, necessita certamente di meno cure. La scelta cade spesso sul coniglio, puuttosto che su una cavia o un criceto, proprio per evitare impegno eccessivo. Per un bambino che è abbastanza grande per prendersi cura in autonomia di un animale domestico è senz’altro indicato, facendo sempre attenzione a garantirgli ciò di cui ha bisogno nel caso in cui il bambino se ne dimenticasse (ma è improbabile, spesso i bimbi quando si prendono un impegno sono molto più efficienti e responsabili di certi adulti!)

 

IL CAVALLO

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Il cavallo è eccezionale, non per niente forse l’animale più usato nella pet therapy. Con il cavallo si condivide tanto, grazie anche alla vicinanza fisica del cavaliere sulla groppa, si percepisce il respiro, il battito del cuore, le sensazioni… tra l’altro è uno dei pochi animali che è sempre stato usato nelle campagne per il lavoro, quindi ha un’utilità oggettiva, con i quali si è stabilito nel tempo un rapposto di affetto.

A CHI E’ ADATTO Il cavallo non è un passatempo, ma un impegno assoluto. Se si decide di acquistarne uno si deve sapere di doversi dedicare a lui ogni giorno. Diverso se si decide invece di praticare la pet therapy in un ambiente dedicato. Scegliere un cavallo implica un grande attaccamento al dovere, una grande capacità di impegno  a lungo e con costanza. Per stare bene con un cavallo e instaurare un rapporto unico occorre essere disposti a dedicargli tempo, attenzioni, fatica, strigliarlo, accudirlo, farlo passeggiare tutti i giorni. E’ una vera manna dal cielo per imparare la fedeltà, la complicità, una visione a lungo termine delle relazioni, cavallo e cavalier sfidano il mondo insieme: e l’autostima, dopo tutto questo impegno, ne esce vincente e salda.

 

E un’ultima considerazione: l’animale è una creatura che si dona a noi, prima di acquistarne o adottarne uno pensateci bene http://bimbonaturale.myblog.it/archive/2010/12/06/non-comprate-cuccioli-come-regalo.html

 

Libri consigliati:

Pet Therapy. Il potere di guarigione degli animali.

Pet Therapy. Gli animali che curano.

AsvaNara. Cavallo Uomo.

 

 

 

 

Più ferro nel sangue col taglio tardivo del cordone ombelicale

Baby-UmbilicalCord.jpgSecondo uno studio condotto presso l’Università di Umea, in Svezia, più il neonato rimane attaccato al cordone ombelicale, dopo la nascita, più arriva ai polmoni sangue ricco di ossigeno. Le prime inspirazioni farebbero aumentare il livello di ferro nel sangue del 45% in più dei livelli normali.

Lo studio è stato condotto osservando circa 400 bambini ai quali è stato tagliato il cordone ombelicale 3 minuti dopo la nascita, confrontati con quelli a cui viene reciso subito.

L’osservazione è durata 4 mesi è il risultato è stato che i neonati a cui viene reciso il cordone ombelicale più tardi hanno nel sangue una quantità di ferro maggiore rispetto ai bambini a cui il cordone viene reciso immediatamente dopo il parto.

Gen 30, 2012 - salute e benessere    No Comments

L’arte che fa bene

Feb_%20Jennifer%202010%20019.jpgOsservare un’opera d’arte, oppure crearne una migliora la salute e il benessere, secondo gli esperti della Norvegian University of Science and Tecnology di Trondheim (Norvegia).

Lo studio, pubblicato su il Journal of Epidemiology and Community Ealth, ha analizzato per 3 anni un gruppo di 50.000 persone ed è arrivato alla conclusione che osservare un’opera d’arte riduce significativamente l’ansia e la depressione negli uomini, aumentando la sensazione di soddisfazione per la propria vita.

Nelle donne il maggiore impatto di beneficio è stato dato dalla creazione di un’opera d’arte, migliorando l’umore e il benessere fisico.

(nell’immagine “Orange Dance”, Watercolor di Jennifer Thomson)

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